Vinitaly 2025: un’edizione in chiaroscuro, tra eccellenze e criticità

In occasione della chiusura della 57ª edizione di Vinitaly, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati, Roberta Di Luca, direttrice dell’Associazione Eccellenze d’Italia, ha tracciato un bilancio lucido e articolato della manifestazione, evidenziandone punti di forza, debolezze e tendenze poco valorizzate.

“Vinitaly si conferma una vetrina imprescindibile per il vino italiano, ma quest’anno l’atmosfera è apparsa meno dinamica del solito,” ha dichiarato Di Luca. “Ho percepito una certa staticità, soprattutto sul fronte del packaging e del design delle bottiglie, e un’attenzione sorprendentemente limitata alle tematiche ambientali. Si è parlato troppo poco di sostenibilità, vini biologici, residuo zero, vitigni resistenti e processi innovativi di affinamento.” La direttrice ha poi sottolineato come, oltre alle tematiche ambientali, anche molte novità e sperimentazioni siano passate in secondo piano: “C’è stata una carenza evidente di attenzione verso le vere innovazioni. Penso, ad esempio, all’affinamento del vino in mare – una tendenza affascinante e in crescita, che meriterebbe maggiore spazio e approfondimento.

In generale, è mancata la voglia di raccontare il futuro del vino, oltre le dinamiche tradizionali.” Tra le altre criticità, Di Luca ha evidenziato anche la scarsa copertura mediatica del segmento dei vini dealcolizzati, considerato un comparto strategico in forte espansione. “Le difficoltà economiche del settore – dalle giacenze alle tensioni sui mercati – sembrano aver appiattito lo slancio creativo che da sempre anima il mondo del vino italiano,” ha aggiunto. Tuttavia, non sono mancate le eccellenze. Di Luca ha voluto sottolineare alcune realtà che si sono distinte per qualità e personalità: “Mi hanno colpito in modo particolare il Magnolia della cantina Collefriso, i Trebbiani di Citra, il Lugana di Sartori, i vini trentini e l’ampia offerta di Montepulciano d’Abruzzo. L’Amarone si conferma una presenza autorevole, e i passiti siciliani hanno saputo conquistare per intensità ed eleganza.”

Guardando avanti, Di Luca ha espresso preoccupazione per il calo d’interesse verso il biologico e per la mancata discussione sulle imminenti normative in materia di etichettatura e tassazione, che potrebbero incidere significativamente sulle abitudini di consumo. “Il futuro del vino italiano si giocherà sulla capacità di innovare, sia nel prodotto che nei processi e nella comunicazione. Ma tutto questo dovrà avvenire all’interno di un quadro di reale sostenibilità,” ha concluso. “È essenziale riscoprire la naturalità, la complessità e l’emozionalità del vino, rafforzandone il legame con il territorio e il suo respiro internazionale.”